blindare rendimento con tassi al picco


C’è un titolo di stato in Italia che brilla per diversi aspetti. Offre cedola elevata, prezza sotto la pari ed è a lunga scadenza. Si tratta del BTp 1 settembre 2044 con cedola 4,75% (ISIN: IT0004923998). L’ex trentennale, emesso nella primavera del 2013, presenta attualmente una durata residua inferiore ai 18 anni. Debuttò sul mercato sovrano nel maggio del 2013, ad un paio di settimane dalla nascita del governo Letta. Era una fase delicata per la politica italiana, sotto osservazione da parte di investitori internazionali, agenzie di rating, Commissione europea e BCE per via della crisi del debito sovrano in corso. Lo spread in quel periodo si attestava ancora sopra 260 punti base.

Gli obbligazionisti prestavano soldi allo stato italiano solo se remunerati del 2,60% in più rispetto ai Bund decennali.

Rendimento netto del BTp 1 settembre 2044 4,75%

Il BTp 1 settembre 2044 oggi prezza appena sotto la pari, in area 99,55 centesimi. Se osservate il suo grafico, noterete che alla fine di febbraio aveva toccato il suo picco recente sopra 112. Al contrario, il suo punto più basso sembra averlo toccato l’1 ottobre scorso a 97 centesimi. Insomma, siamo ancora nei pressi dei minimi, ma in tendenziale risalita. Un aspetto da valutare se s’intende investire nel lungo periodo, attratti dalla combinazione tra alta cedola e prezzo relativamente basso.

Chi acquista oggi il BTp 1 settembre 2044 al 4,75%, riceve una cedola netta effettiva (cedola netta calcolata sul prezzo di acquisto) del 4,18%. L’inflazione italiana a settembre era agli stessi livelli (4,2%), per cui sembrerebbe un’opportunità poco o affatto interessante. In realtà, bisogna confrontare le cedole con le aspettative d’inflazione, che per il medio-lungo periodo restano in area 2,50%.

Pur sopra il target del 2% e in rialzo di oltre l’1% dalla fine di febbraio, questo dato ci rassicurerebbe circa la capacità del bond di proteggere il capitale dalla perdita del potere di acquisto alle attuali condizioni di mercato.

Quotazione BTp settembre 2044 in risalita

Abbiamo parlato spesso di una regola non scritta, ma validissima sui mercati: mai comprare bond lunghi con i tassi bassi. Detto anche in altri termini, se prevedi un rialzo del costo del denaro, meglio concentrarsi sulle scadenze più brevi. E il BTp 1 settembre 2044 con cedola 4,75% è un bond ultra-lungo. Possiamo considerare il suo rendimento già al picco? Se pensiamo che abbia chiuso al 3,86% a febbraio e che all’inizio di ottobre superava il 5%, il dubbio esiste. Una discesa dello 0,22% dal massimo recente può lanciare un segnale di ingresso.

BTp 2044, trend recente
BTp 2044, trend recente © Licenza Creative Commons

E come la mettiamo col fatto che il mercato si aspetti almeno altri due aumenti dei tassi BCE al 3%? Se fosse così, questi salirebbero di un ulteriore mezzo punto percentuale rispetto ad oggi. E con i tassi in rialzo, come già detto, non bisogna esporsi alle scadenze lunghe. Ma è anche vero che i prezzi del BTp 1 settembre 2044 al 4,75% già scontano questo scenario. Non sarebbe una sorpresa se la BCE alzasse realmente il costo del denaro fino al 3% da qui al breve termine.

Come si è soliti dire nel gergo finanziario, la banca centrale è “dietro la curva”. Sulla riunione del board di giovedì 29 non c’è unanimità tra analisti e investitori circa un terzo rialzo dei tassi, che potrebbe anche essere rinviato a dicembre per verificare prima l’andamento dei dati macro ed evitare di aggravare la tensione sui mercati sovrani, specie in Francia.

Prezzo di emissione BTp settembre 2044 e alta volatilità

Dunque, se i rendimenti fossero arrivati al picco, il BTp 1 settembre 2044 con cedola 4,75% ci garantirebbe per circa 18 anni un flusso di reddito pari al 4,18% dell’investimento. Tu compri 10.000 euro nominali e paghi 9.955 euro. E ogni anno ricevi in pagamento 415,63 euro netti. Il problema nascerebbe nel caso in cui avessi bisogno di liquidità, magari perché hai fatto male i conti e il denaro ti serve per fronteggiare una spesa imprevista. Con una “duration” di 11,54 anni, se la direzione dei rendimenti non fosse quella desiderata, la quotazione subirebbe un tracollo verticale. Lo abbiamo già visto dai massimi di febbraio, avendo perso fino al 13,50%.

E com’è andata a coloro che acquistarono sin dall’emissione il BTp 1 settembre 2044 con cedola 4,75%? Ad oggi hanno potuto incassare e maturare cedole nette pari al 56,7% calcolate a decorrere dall’1 marzo del 2013 (data di godimento retroattiva). Considerato il suddetto investimento ipotetico di 10.000 euro nominali, qualcosa come 5.670 euro sui 9.722 euro pagati. Con l’eventuale rivendita odierna ci sarebbe anche una minima plusvalenza netta intorno al 2% per un rendimento complessivo vicino al 59%. Bisognerebbe considerare anche l’imposta di bollo pari allo 0,2% su base annua e tarata sul prezzo di mercato al termine di ogni trimestre.

BTp settembre 2044 al 4,75% batte inflazione

Nello stesso periodo c’è stata un’inflazione italiana (vedi Rivaluta.it) assai più bassa: 26,9%. Il rendimento netto effettivo reale si attesterebbe, quindi, intorno al 25% o poco meno. L’investimento nella primavera del 2013 nell’allora trentennale del Tesoro fu un azzardo, ma grazie al crollo successivo dei rendimenti si è tramutato in un affare. Ecco quale fu, infatti, l’andamento del BTp a 30 anni negli anni a seguire:

Rendimento a 30 anni in ItaliaRendimento a 30 anni in Italia
Rendimento a 30 anni in Italia © Licenza Creative Commons

Chi inserì al tempo il BTp 1 settembre 2044 in portafoglio, si ritrovò con una cedola del 4,75% a fronte di rendimenti trentennali precipitati fino a un minimo sotto l’1,50% a fine 2020. Il boom dei prezzi consentì a molti obbligazionisti di rivendere e realizzare anche grossi guadagni. Ai cassettisti ha dato finora la serenità di restare investiti in un asset redditizio anche con le recenti mutate condizioni di mercato. Tant’è che, salvo nell’ultimo mese, di recente il prezzo è rimasto sempre sopra la pari.

E anche oggi risulta sopra quello di emissione.

Il rischio più imminente sarebbe che le tensioni nel Golfo montassero ulteriormente, tenendo alta l’inflazione più a lungo del previsto e costringendo la BCE ad alzare i tassi a livelli non ancora prezzati dai bond. Chi teme questo scenario, potrebbe optare per entrare sul mercato a scaglioni, così da mediare il prezzo nel caso di scenario avverso. Per i cassettisti, comunque, l’unico rischio concreto sarebbe di costo-opportunità, ossia di perdere un rendimento ancora più alto.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 


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