D’Aveni (Wave by Vento): startup italiane alla sfida dei talenti, come cresce un ecosistema


L’ecosistema italiano delle startup e del venture capital sta attraversando una fase di accelerazione. Negli ultimi anni sono aumentati i capitali disponibili, il numero di fondi pronti a investire e le opportunità per chi decide di trasformare un’idea in un’impresa. Crescono anche i casi di professionisti italiani che, dopo aver maturato esperienza nei principali hub internazionali dell’innovazione, scelgono di tornare in Italia.
Borsa&Finanza ha affrontato l’argomento con Diyala D’Aveni, amministratrice delegata di Vento, fondo di venture capital early-stage che investe sui migliori founder italiani e organizza ogni anno Wave (la ex Italian Tech Week), il principale evento europeo dedicato a tecnologia, startup e venture capital.

 

In occasione della pubblicazione dei dati di Dealroom ha affermato che in Italia si assiste alla “crescita di un ecosistema che crea valore duraturo in una gamma sempre più diversificata di settori”. Cominciamo da qui: fino a pochi anni fa in Italia questo ecosistema non esisteva: l’innovazione non trovava sbocchi ne appoggi, il venture capital era di dimensioni ridotte, in special modo nelle sue fasi più rischiose, come l’early stage. Cosa è cambiato?

“L’ecosistema è molto maturato, soprattutto negli ultimi tre anni. Ci sono molti più fondi di investimento e anche la Cassa Depositi e Prestiti ha fatto uno sforzo importante. L’incremento del capitale disponibile spinge più persone ad avviare iniziative imprenditoriali. Inoltre oggi ci sono più talenti italiani, in Italia e nel mondo, che decidono di fare impresa. Alcuni scelgono di tornare in Italia, come per esempio Silvia Wang di Serenis e Marco Ogliengo di Jet HR, che hanno dato vita a due iniziative che stanno andando molto bene, dopo aver fatto esperienza in ecosistemi più maturi. Il rientro di queste competenze genera un circolo virtuoso, perché le persone che lavorano per le imprese innovative acquisiscono a loro volta delle competenze”.

Nel confronto con altri ecosistemi europei l’Italia come si posiziona?

“Siamo ancora indietro, anche se il tasso di crescita è uno dei più alti in Europa. In valore assoluto, per numero di round di finanziamento, siamo ancora all’ottavo posto, mentre per capitale investito siamo al decimo. Però la traiettoria di crescita è quella giusta e il gap si sta colmando”.

Considerando gli investimenti necessari per sviluppare innovazione, quanto è importante per una nazione essere inserita in un ecosistema più grande?

Diyala d'Aveni, amministratrice delegata di Vento
Diyala D’Aveni, VentoAutore: Ufficio stampa

“Sono una grande sostenitrice del fatto che se un’azienda cresce e ha i numeri giusti, i capitali arrivano comunque. Recentemente ne abbiamo avuto diversi esempi. Come Lexroom che ha appena raccolto un round di finanziamento da 50 milioni di euro da un fondo non italiano. I capitali sono mobili e pertanto pronti a premiare le idee buone e le aziende con prospettive di successo, indipendentemente da dove si trovino”.

Qual è oggi il principale ostacolo alla crescita delle startup italiane?

“Penso che manchino più le persone dei capitali. I capitali ci sono e, come ho detto poco fa, quando le idee sono buone arrivano. Il problema sono le persone. Oggi il numero di persone di talento che decidono di fare impresa è ancora limitato. Tipicamente, una persona che ha dimostrato di avere talento durante il percorso universitario, quando arriva alla conclusione del ciclo di studi non considera come prima opzione quella di provare a creare un’azienda ma pensa a percorsi di carriera più tradizionali. Credo che sia necessario spingere molto di più sul capitale umano e sull’imprenditorialità. E poi, ovviamente, bisogna creare un sistema che supporti coloro che decidono di lanciare un’impresa. È quello che stiamo provando a fare noi, portando nel nostro ecosistema anche investitori internazionali e storie di successo che possano ispirare una nuova generazione di imprese. Una cosa che sicuramente manca in Italia, rispetto a ecosistemi più maturi come quello francese, sono i centri di sviluppo e di ricerca delle Big tech, come per esempio Google che ha il suo centro di ricerca sull’intelligenza artificiale a Parigi. È un altro fattore su cui dovremmo spingere: la capacità di attrarre società Big tech per beneficiare dello spillover effect di competenze che generano”.

Ci sono dei settori dove l’Italia mostra una marcia in più rispetto al resto dell’Europa?

“Tra le nicchie di eccellenza, una è sicuramente il mondo della ricerca nella sanità. Anche nei settori più deep tech abbiamo delle eccellenze, per esempio nella fotonica e nella quantistica. Tuttavia, in questo momento storico il grosso degli investimenti è sugli AI application layer, l’AI applicata agli altri settori dell’economia. A livello infrastrutturale si vede invece ancora poco in Italia e questo probabilmente si lega a quanto ho detto prima: non essendoci laboratori di frontiera difficilmente una persona raggiunge il livello di competenza che serve per intraprendere un certo tipo di percorso. È più probabile che ci riesca un italiano che lavora nella Silicon Valley”.

A livello politico e istituzionale c’è comprensione delle opportunità e delle necessità di questi ecosistemi avanzati?

“Sicuramente c’è sempre più consapevolezza del peso e dell’importanza di questo ecosistema. Tuttavia non c’è una comprensione al 100% del suo potenziale, secondo me anche perché si trova nelle fasi iniziali e deve raggiungere un determinato livello di maturazione. Però sono convinta che se il privato raggiungerà una certa rilevanza il settore pubblico seguirà. Non voglio nascondermi dietro all’alibi della politica che non capisce quello che stiamo cercando di fare. Noi per primi dobbiamo creare valore in questo ecosistema e poi tutto il resto seguirà”.

Il venture capital è ancora un investimento “d’elite”? Come è possibile coinvolgere investitori istituzionali e grande risparmio?

“Gli investimenti in venture capital sono ad altissimo rischio, non ci nascondiamo dietro un dito. Ha senso farli solo se si ha una disponibilità di capitali abbastanza ampia da permettere di diversificare i propri investimenti e, anche in questo caso, solo per una parte minoritaria del portafoglio. Oggi ci sono strumenti che aiutano a partecipare a questo genere di investimenti, come per esempio i club deal. A Torino è nato un Club degli Investitori che adesso conta numerosi soci. C’è anche Eden e si cominciano a vedere tanti syndicate e angels. Non è più un asset class così elitaria. Per ampliare il bacino di investitori bisogna fare un po’ più di divulgazione su cosa significhi investire in startup, quali sono i rischi, quali possono essere i ritorni. Credo che questa sia la parte su cui dobbiamo lavorare ora”.

Da quest’anno Italian Tech Week diventa Wave by Vento. Cosa comunica questo cambio di nome e che novità ci saranno nell’edizione del prossimo ottobre?

“Noi stessi abbiamo una storia imprenditoriale e siamo partiti dal basso. Tuttavia già nella prima edizione pensavamo di poter ambire a creare un evento rilevante a livello italiano. Poi, anche grazie all’impegno di tutto il team, la conferenza è cresciuta molto e così ci siamo affacciati oltre i confini dell’Italia. Ormai è l’appuntamento di settore più seguito in Europa e la lineup di speaker è tra le più importanti che ci siano nel settore tech. Il nome precedente (Italian Tech Week n.d.r.) non rifletteva più lo stato delle cose. Avevamo bisogno di un nome più internazionale. Wave rappresenta bene il concetto di quello che vuole essere questa conferenza e ciò che è Vento, la forza propulsiva che crea l’onda. Che cosa vogliamo che sia Wave quest’anno? Prima di tutto l’opportunità di trovare capitali, contatti e ispirazione per tutte le persone che vogliono creare impresa, e poi uno spazio di riflessione su quello che sta succedendo in questo momento storico nella tecnologia e nell’innovazione, dove ci porterà e cosa possiamo fare per andare nella direzione che vogliamo”.

 

Un momento di Wave by Vento (ex Italian Tech Week)Un momento di Wave by Vento (ex Italian Tech Week)
Autore: Ufficio stampa


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม