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Sibylline di Sixtine Dano, portata in Italia dalla Bao quest’anno ma pubblicata in Francia dalla Glénat già da gennaio 2025, è una di quelle graphic novel in grado di spezzare il cuore. Per capire il perché bisogna fare un discorso più ampio riguardo la nostra società, però sappiate che la protagonista, Raphaelle, in qualche modo l’abbiamo conosciuta tutti. Forse siamo stati noi Raphaelle o magari abbiamo giocato in infanzia con Raphaelle. Sono certo che qualcuno ha avuto una Raphaelle come sorella, come madre o come zia.
Di sicuro, più si va indietro nel tempo più è facile scoprire nostre antenate che hanno intrapreso la sua strada, cioè la prostituzione. Raphaelle è una escort, una prostituta di un gradino più in alto rispetto a quelle da strada, ma non così in alto da svoltare davvero e andare in pensione anticipata. Sopra ogni altro aspetto, ciò che colpisce di più di questa storia è che viaggia su due binari paralleli: l’usura dell’animo umano dovuta alla professione e l’usura dell’animo umano dovuta all’assenza della professione stessa. Ma andiamo per gradi.
Partiamo da un concetto semplice: ricordate Fantozzi? Il ritratto parodistico di Paolo Villaggio che racconta le disavventure patetiche di un qualsiasi omino da ufficio, costretto a una vita di routine, ai colleghi patetici quanto lui e a un rapporto con il potere da leccapiedi perenne? Quando i nostri padri lo guardavano nelle sale o in televisione, ridevano delle stesse sfortune che accomunavano le loro vite e si rincuoravano nel vedere il potere dipinto per quello che era, ovvero altrettanto ridicolo.
La nostra generazione invece, guardandolo in uno dei suoi duemila abbonamenti on-demand, non può che provare un senso di enorme frustrazione: prima di tutto Fantozzi aveva una casa di proprietà, un lavoro a salario fisso e sicuro, inoltre poteva mantenere una famiglia e, al contrario di adesso, il rapporto con i propri superiori non era un qualcosa di virtuale ma palpabile in luoghi di aggregazione comune. In teoria, Fantozzi poteva ambire alla scalata sociale, per quanto grottesca, o addirittura interfacciarsi con la classe dirigente e carpire l’essenza della loro anima.
Oggi no: non solo non è più possibile, ma partendo dalla base della faccenda il lavoro stesso non permette una stabilità e tantomeno una continuità. La generazione di ora non ride più di Fantozzi perché non può permettersi nemmeno di pensare a una vita come la sua. Sibylline parte proprio da questo assunto, ovviamente senza citare Fantozzi visto che parliamo di un fumetto francese.
Raphaelle, appena arrivata a Parigi per studiare architettura all’università, è costretta fin dalle prime battute a rendersi conto che i soldi non le basteranno mai. L’affitto è troppo caro, i genitori le danno duecento euro al mese, la scuola richiede libri di testo da comprare (ovviamente scritti dallo stesso professore che tiene le lezioni, in modo da crearsi delle entrate extra poco oneste) e materiale per i plastici da presentare agli esami. Raphaelle è single, e proprio come l’amica Leila in cerca dell’amore o in alternativa di esperienze interessanti. Ci scontriamo proprio qui con il primo scoglio, ovvero un concetto difficile da assimilare ma che una volta fatto sarà impossibile da ignorare: la natura predatoria dei maschi quando cominciano la loro caccia. Questo concetto si ripeterà proprio a causa della scelta di Raphaelle, ovvero cominciare a fare la escort per mantenersi gli studi e provare a non vivere nelle fogne come una Tartaruga Ninja.
La natura predatoria degli uomini si riversa fin da subito sulla storia rendendo gli appuntamenti online su un qualsiasi Tinder e gli appuntamenti presi in una qualsiasi app di indicizzazione del sex working, estremamente simili. Cambia solo il compenso in denaro alla fine della trattativa, ma la solfa resta la stessa. Nel primo caso parliamo di uomini interessati solo a un corpo, alla carne, e con una profilazione in corso: se è giovane e appena arrivata, allora è la preda che fa per me. Nel secondo caso invece parliamo di uomini adulti, in genere benestanti, interessati ai servizi sessuali che una escort può offrire e con lo stesso tipo di profilazione in corso: se è giovane, in difficoltà economica come tutte le studentesse, allora fa per me perché non dirà mai di no davanti a duecento euro. La trama è tutta qui: un rendersi conto di cosa vuole il mostro e del perché lo vuole, in una società che si dipana davanti a Raphaelle con sprazzi di umanità e bellezza intervallati da sprangate di cinica brutalità.
A mio parere non è tanto il tema patriarcale a stupire, quanto vedere esposto come concetto che la maggior parte degli uomini utilizzi le ragazze più giovani, in certi casi di diversi decenni, come amuleto per scacciare la morte: andare con una ragazza dalla pelle candida e intoccata dal tempo che passa renderà giovane anche me per qualche ora. Ci sono alcune tavole che raccontano ciò che prova Raphaelle a riguardo e ciò che esprime è, alla fine dei conti, ciò che ogni lettore prova vedendo una tale sequela di incontri. Nessuno, e dico nessuno, può dire che lo scambio “soldi per giovinezza” non sia ciò che vediamo succedere da sempre in questo ambito… e personalmente mi ricorda tanto una forma di vampirismo.
Dentro un sistema capitalistico che premia chi si intasca di più a discapito di altri, il tutto è studiato per poter favorire gli appetiti sessuali di uomini ormai decrepiti, che altrimenti non potrebbero attirare più le loro giovani vittime. Diventa ancora più palese quando, alla fine della graphic novel, l’autrice snocciola i dati sulla prostituzione giovanile, minorile e finalizzata a pagarsi gli studi in giovane età, in Francia. L’altro schiaffo in faccia deriva dal fatto che l’Italia, in una crisi ben peggiore rispetto a quella francese, deve avere una situazione parecchio più grave nelle sue grandi città. Non starò a elencare la casistica perché i nomi, i volti e le situazioni sono noti a tutti.
Lo stile di Sixtine Dano in Sibylline risalta per l’espressività dei volti, per la morbidezza delle forme e per una regia più che lodevole. La prima cosa che noterete aprendo le pagine di questo volume è proprio la delicatezza con cui ogni situazione è rappresentata, favorendo inquadrature in grado di ricondurre subito al passato dell’autrice nell’animazione.
Le espressioni diventano rappresentative in pochi tratti, la gestualità dei personaggi è perfetta per la composizione della tavola e soprattutto, cosa non scontata, il suo bianco e nero è un piacere per gli occhi. La scelta di utilizzare solo bianco, nero e grigio, diventa ancora più ricca con l’utilizzo del carboncino accanto alla china che rende tutti i tratti più scuri quasi sporchi e ancor più morbidi. Questo tipo di scelta è degna di nota perché il fusain, ormai pochissimo in uso, modella con un’inconfondibile irregolarità il volume dei corpi e delle ombre che, a ben vedere, Sixtine Dano controlla alla perfezione.
Sibylline è un fumetto da evitare con rigore se non siete predisposti per gli albi impegnati e impegnativi, ma da abbracciare con tutta la vostra forza se invece volete foraggiare la mente. Si tratta di un lavoro piuttosto sostanzioso che farà gran figura in qualsiasi collezione. Per me è assolutamente consigliatoa chiunque ami il fumetto d’autore nella sua forma più intensa.
Un ringraziamento speciale a Bao Publishing
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