Direzione Pd, la relazione della segretaria Elly Schlein: «Uno non vale uno, il Pd ha il doppio dei voti degli altri». Messaggio a Meloni: «Avete fallito, andate a casa»»


di
Valentina Santarpia

Sulla politica estera ammette: «Dibattito intenso, ma troveremo una sintesi alta». Botta e risposta a distanza con Meloni. «Le indico non una ma dieci proposte alternative». La premier replica via social: «A distanza di due settimane? La vedo bene a risolvere i problemi con questi ritmi»

Inizia con 39 minuti di ritardo e con il ricordo di una compagna morta in un incidente stradale tornando dalla festa dell’Unità, la relazione di Elly Schlein alla direzione del Pd. «Questa direzione arriva in un passaggio che non esito a definire decisivo. Decisivo per il nostro partito, per la nostra comunità, decisivo per tutto il centrosinistra e decisivo per il Paese. Abbiamo davanti delle sfide, che decideranno il futuro non soltanto dell’Italia ma anche dell’Europa e abbiamo il dovere di affrontarle con senso di responsabilità, con serietà e con quell’unità che abbiamo costruito insieme e che è stata la nostra più grande forza», dice la segretaria. Una delle sfide più grandi di cui la politica parla ancora troppo poco, per Schlein, è «l’intelligenza artificiale. Può migliorare la nostra vita purché i benefici siano distribuiti a tutta la società. Noi continuiamo a rilanciare l’idea di un centro che metta insieme le competenze dei 27 Paesi membri, perché non siamo costretti a scegliere tra modello cinese e americano»: l’idea è quella di «un modello europeo affidabile da poter usare anche nelle Pa per contrastare l’evasione fiscale, per le diagnosi efficaci in sanità», ricorda Schlein, puntando sulla necessità di affrontare i cambiamenti senza farsene travolgere. Ma l’attenzione è alta anche sugli asili nido, il congedo parentale, la crisi climatica. 

A chi è spaventato, Schlein lancia un messaggio di speranza: «Siamo qui per fare il cambiamento, questa situazione è il frutto di scelte che vanno cambiate, per combattere queste destre che sono fallite. Hanno celebrato con una fanfara spropositata la longevità del governo, ma se la stabilità smette di essere un mezzo e diventa un fine, il Paese non cresce. Sono finite le scuse assolutorie: nessuno ha avuto tanto tempo come loro e tanti numeri in Parlamento. Avrebbero potuto fare scelte coraggiose e sono riusciti a non fare niente per migliorare la vita degli italiani. Un fallimento evidente, che viene dall’arroganza di una classe dirigente che è tenuta insieme da un patto di potere. Chi non sa risolvere i problemi degli italiani, offre un capro espiatorio al giorno su cui scaricare le responsabilità». Schlein si rivolge più volte direttamente alla premier: «Mi aveva chiesto una proposta, gliene dico almeno dieci», dice la segretaria, sollevando l’immediata risposta via social di Giorgia Meloni: «Risponde oggi a una domanda che le ho fatto quasi due settimane fa. Con questi ritmi ce la vedo bene a risolvere i problemi degli italiani. Ah, e ovviamente lo fa elencando dieci falsità», chiosa la presidente del Consiglio.




















































«Avete fallito, andate a casa»

«Voglio dire a Giorgia Meloni: prendete atto che avete fallito e andate a casa. Prima si vota e meglio è per l’Italia. L’unica vera priorità per voi è approvare la legge elettorale», sottolinea la segretaria, ironizzando: «Meloni aveva detto che era materia squisitamente parlamentare, e oggi invece chiede la fiducia, fiducia che non c’è, se siete stati come me testimoni del fatto che ieri dietro ai banchi della destra c’erano cinque `colonnelli´ in piedi che cercavano di vedere dove si posava il dito». Secondo Schlein, hanno «preso lezioni da Trump per evitare che vinciamo noi le elezioni con i voti all’estero», hanno «bocciato gli emendamenti sulle preferenze, così che solo un eletto su 5 sarà eletto dai cittadini», e, «cosa ancora più grave, l’unica premier donna ha cancellato la parità di genere, cosa per cui rinnovo l’appello alle deputate della destra perché si ribellino». L’analisi? «Hanno paura di perdere perchè la novità siamo noi, c’è una alleanza compatta che può battere la destra. È una legge sbagliata contro cui continueremo a lottare».

Ma il fallimento più grande di Meloni, per la segretaria, è sul fronte economico e sociale: «Chiedo a Giorgia Meloni, che ringrazia tutti i giorni le società petrolifere, perché invece di ringraziare loro non ringrazia gli autotrasportatori? Mentre stanno a farsi i selfie di propaganda, toccherà a noi fare le scelte per gli italiani, senza populismo. Spetta a noi il compito di risollevare il Paese dalla crisi. Non ci fa piacere dirlo, tra i G20 siamo gli ultimi per prospettive di crescita, la produzione industriale ha avuto tre anni di seguito di crollo, e voglio mandare la nostra vicinanza ai lavoratori impegnati in difficili vertenze, da Electrolux a Stellantis, che stanno difendendo non solo il posto di lavoro ma il futuro manifatturiero del Paese». «L’ultimo l’attacco» del governo è stato quello «all’Istat che ha certificato che il deficit nel 2025 è rimasto al 3,1% e che l’Italia non riuscirà in anticipo non uscirà quindi in anticipo dalla procedura di infrazione europea. Ecco, la regina dell’austerità ha fallito anche su questo obiettivo. La risposta della presidente del Consiglio però non è stata autocritica, un’assunzione di responsabilità: no, è colpa dell’Istat, cioè il Paese ha la febbre e Meloni se la prende con il termometro».

«Prima il programma, poi la guida»

La segretaria si sente fiduciosa sulla forza dell’alleanza progressista, che in questi anni avrebbe fatto un cammino di ricucitura, dialogo: «La coalizione non è una sommatoria di sigle o un cartello elettorale ma un progetto programmatico e ora dobbiamo affinare il programma comune affinché sia un patto vincolante per tutti. Una coalizione che ha come bussola ha la Costituzione, che parte dai sogni delle persone. Non un programma contro gli avversari ma per le cose che vogliamo fare per gli italiani. Un patto che facciamo con il Paese, per gli italiani. Non partiamo da zero, ma da tutte le proposte sostenute insieme in questi anni. Prima il programma, poi la guida», sottolinea Schlein, chiarendo che, al netto di «ricostruzioni fantasiose», «siamo pronti, possiamo partire subito, basta che siamo tutti, e non partiamo da soli: il programma va affinato con tutta l’alleanza progressista sui territori, con tutti quelli che vogliono costruire l’alternativa. Un percorso che si faccia all’aperto, insieme alla gente, a confronto con gli amministratori, il mondo associativo». Questo – ha aggiunto – è ciò che «io ho proposto agli alleati a novembre dell’anno scorso, 2025, dopo le regionali. Legittimamente c’è chi ha annunciato un proprio percorso che si è concluso solo a settembre di quest’anno. Noi ci siamo anche domani, ma per noi il coinvolgimento e la partecipazione popolare sono irrinunciabili». Perché alla base di questo lavoro c’è un «impegno chiaro: non faremo mai più il favore alla destra di dividerci».

Il messaggio a Conte: «Uno non vale uno, ci siamo guadagnati questo posto con sudore e impegno»

Poi la stoccata a Conte e ai 5 Stelle: «Il programma si scrive con tutta l’alleanza, sapendo bene che bisogna essere inclusivi, ma non è che uno vale uno in quella discussione. Perché a noi non ci ha regalato niente nessuno: se siamo saldamente il primo partito dell’opposizione ce lo siamo guadagnati con il sudore e con l’impegno, a convincere le persone una per una che ci hanno consegnato il doppio dei voti delle altre forze, alle europee, alle regionali e alle comunali. Voglio solo fare una domanda, se fossimo rimasti a gennaio 2023, con il Partito democratico al 14% dei sondaggi, quindi seconda forza di opposizione, pensate che avremmo avuto lo stesso dibattito oggi? Io penso di no. Generosi sì, ingenui no. In qualsiasi altro Paese Ue non ci sarebbe stata questa discussione, perché è democrazia che guidi il partito che prende un voto in più, non è egemonia, ma democrazia, poi se c’è qualcuno che non lo riconosce, siamo disposti anche alle primarie, e se le faremo, le vinceremo, rispettando tutte le forze politiche. Non abbiamo paura del voto, della democrazia, noi ci siamo scelti un nome, Partito democratico, che è una promessa, un impegno, una responsabilità. Sia l’accordo a chi prende un voto in più sia le primarie passano da una legittimazione popolare».

Il programma: sanità, ricerca, asili, scuole. E sulla politica estera: «Troveremo una sintesi alta»

Dopo la parte più politica, la segretaria elenca le priorità per il Paese. «Sulla legge di bilancio daremo battaglia. Si annuncia come la più elettorale e al contempo la più povera: pochi margini, molte promesse spot, nessuna visione del futuro del Paese. Noi continueremo a fare ciò che abbiamo sempre fatto, accanto ad ogni critica presentiamo una proposta alternativa». Sulla scuola, l’idea è che sia «aperta a tutti, continuiamo a credere nell’articolo 34 e siamo grati al Presidente Mattarella per le parole che ha pronunciato. Servono tetti che non crollano», non tetti agli studenti stranieri. Le priorità sono «la moltiplicazione dei nidi, la difesa della sanità pubblica e la ricerca. Sul diritto alla casa il governo ha cancellato il fondo per l’affitto e proponiamo un piano di recupero delle case popolari. Vogliamo una legge sugli affitti brevi per contrastare la speculazione che nelle nostre città è ancora molto forte». Netta anche la postura su Regeni: «Il governo faccia rispettare la sentenza», anche «il risarcimento», che è «immediatamente esecutivo» e che va chiesto immediatamente al governo egiziano. Sulla politica estera «c’è molto dibattito, ma voglio essere chiara: è molto più quello che ci ha visto uniti con le altre forze di opposizione. Sono sicura che troveremo una sintesi alta», ha detto Schlein, consapevole che i fondi per il riarmo sono uno dei temi di scontro con gli alleati. E poi l’obiettivo è andare avanti con gli investimenti europei, come il Next generation Ue: «Nessuna sfida si può affrontare solo a livello nazionale, vorremmo che quegli investimenti si usassero per un grande piano sociale europeo, anche un piano per la difesa, che non è la stessa cosa del riarmo dei singoli». 

«Non ci fermeranno: avevano scommesso che ci saremmo scissi, siamo più uniti che mai»

Infine, Schlein si leva qualche «sassolino dalle scarpe» sul partito, ricordando quanta energia è stata impiegata per rafforzarlo. «Lo abbiamo riportato nelle piazze, davanti alle fabbriche, ricostruito legami spezzati, risanato il bilancio, riacquistato sedi, tolto la cassa integrazione ai dipendenti, restituito loro i diritti, rimesso in pista i giovani democratici, fatto di tutto per far ripartire la formazione. Siamo il primo partito nella maggior parte delle Regioni. Avevano scommesso che ci saremmo scissi, e invece siamo più uniti che mai. Avevano scommesso che non sarei durata sei mesi, e invece ho finito il mandato. Avevano scommesso che i litigi avrebbero impedito di formare una alternativa a Meloni, e che non avremmo nemmeno fatto la campagna per il referendum costituzionale, e invece lo abbiamo vinto. Ma non basta: manca l’ultimo miglio. Non ci hanno fermato fin qui, e non lo faranno. Ci attaccano, e ci attaccheranno sempre di più perché hanno paura che scardiniamo i loro privilegi. Cercano di entrarci in casa ogni giorno per dividerci e per fare i comodi loro. Ecco, troveranno questa porta chiusa e troveranno la nostra comunità sempre più coesa. Perciò chiedo a tutti di non avere paura, di essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto fin qui. C’è chi sia che non può tollerare l’idea di una persona di sinistra a palazzo Chigi, lo sappiamo. Mi dispiace deludervi: noi andremo al governo solo con la nostra alleanza di sinistra, non con le larghe intese».  

2 ottobre 2026 ( modifica il 2 ottobre 2026 | 13:46)


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