Smart&Start Italia copre ordinariamente l’80% delle spese ammissibili con un finanziamento a tasso zero da restituire: le FAQ di Invitalia distinguono il prestito dalla quota a fondo perduto prevista per determinati territori. La domanda si presenta online, dopo aver verificato il soggetto proponente, la sede del progetto, le spese e gli allegati pertinenti.
La misura è attiva a sportello, senza graduatorie né scadenze periodiche: le domande sono esaminate in ordine di arrivo finché ci sono risorse. Prima dell’invio serve anche un piano finanziario che tenga conto della quota di investimento non coperta dall’agevolazione e della futura restituzione del prestito.
Verificare chi può presentare la domanda
Possono candidarsi le startup innovative di micro o piccola dimensione, costituite da non più di 60 mesi e iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese. Può fare domanda anche un gruppo di persone che intende costituire la società: firma digitalmente uno dei futuri soci. In caso di ammissione, il gruppo ha 30 giorni dalla comunicazione per costituire la società e chiedere l’iscrizione alla sezione speciale; l’effettiva iscrizione va dimostrata alla prima richiesta di erogazione.
Per una startup non residente in Italia, la disponibilità di una sede operativa italiana deve essere dimostrata alla prima richiesta di erogazione. Conviene dunque definire già nel progetto chi realizzerà le attività e dove si svolgeranno, senza confondere la sede originaria dell’impresa con la localizzazione del piano finanziato.
La composizione della compagine può portare il finanziamento al 90% se è formata interamente da donne e/o giovani sotto i 36 anni, oppure comprende un esperto che soddisfa i requisiti previsti per il dottorato e l’attività di ricerca o didattica all’estero. La composizione e l’età rilevano alla data della domanda. Il decreto ministeriale del 13 luglio 2026 estende la disciplina anche alle startup innovative di media dimensione e introduce altre modifiche, ma ne fa decorrere l’applicazione dalla pubblicazione della circolare attuativa, compatibilmente con i procedimenti già avviati.
Definire spese, copertura e territorio
Il piano deve comprendere spese ammissibili tra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro. Possono rientrare beni di investimento, servizi, personale tecnico impiegato nel progetto e costi di funzionamento previsti dalla misura. La spesa va collegata a un’attività del piano: l’ammissibilità della startup, da sola, non rende finanziabile ogni acquisto.
Il progetto deve avere un significativo contenuto tecnologico e innovativo, sviluppare soluzioni negli ambiti digitali indicati dalla misura oppure valorizzare risultati della ricerca. Nelle previsioni economiche è utile distinguere ciò che serve a realizzare il prodotto o servizio dai costi ordinari dell’impresa e spiegare quando ciascuna risorsa sarà utilizzata. Il programma di investimento ammesso va realizzato entro 24 mesi dalla stipula del contratto di finanziamento.
Per le startup localizzate in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e nei comuni ammessi delle aree colpite dai sismi del 2016 e 2017, il prestito può essere restituito solo per il 70% della quota riferita alle spese contemplate dalla regola territoriale, nei limiti delle risorse disponibili. Il restante 30% di quella quota è a fondo perduto; la riduzione non riguarda il finanziamento collegato alle esigenze di capitale circolante. Conta dove viene realizzato il piano, anche se la società ha sede originaria altrove.
In un esempio puramente aritmetico, con 100.000 euro di spese tutte ammissibili alla riduzione territoriale e copertura ordinaria dell’80%, il finanziamento sarebbe di 80.000 euro. Il 30% di quel prestito, cioè 24.000 euro, non andrebbe restituito; resterebbero da rimborsare 56.000 euro. L’esempio mostra perché il fondo perduto territoriale non coincide con l’80% dell’investimento.
Preparare il progetto e gli allegati
La domanda comprende il profilo tecnico e manageriale dell’amministratore e delle figure strategiche del team, la descrizione dell’attività, l’analisi del mercato, le strategie commerciali e gli aspetti tecnici ed economico-finanziari. Richiede anche un pitch in formato presentazione di massimo 15 diapositive. Le competenze dichiarate devono corrispondere ai compiti previsti dal piano, mentre costi, tempi e ricavi attesi devono descrivere lo stesso percorso di sviluppo.
La modulistica Smart&Start Italia distingue la società già costituita da quella ancora da costituire. Comprende facsimili della domanda, modelli di curriculum e dichiarazioni; sono disponibili allegati specifici, tra gli altri, per la presenza dell’esperto e dell’investitore qualificato. I facsimili aiutano a preparare le informazioni, mentre la domanda effettiva si compila online.
Prima di iniziare la compilazione occorrono un’identità digitale per l’accesso, la firma digitale e un indirizzo PEC. Per la società costituita firma il legale rappresentante; per quella da costituire firma il referente del progetto, che deve essere uno dei futuri soci. Raccogliere prima i documenti del proprio percorso evita di costruire il piano sulla base di un modello destinato a un diverso soggetto proponente.
Inviare la domanda e affrontare la valutazione
La candidatura si trasmette nell’area personale di Invitalia, caricando il business plan e gli allegati richiesti. Al termine dell’invio viene assegnato un protocollo elettronico: il numero identifica la domanda e serve anche per i riferimenti da riportare sulle spese sostenute prima dell’attribuzione del Codice unico di progetto, o CUP.
L’istruttoria comprende una verifica formale, una valutazione di merito e un colloquio con gli esperti di Invitalia. La valutazione si conclude entro 60 giorni dalla presentazione della domanda completa, salvo richieste di integrazione. Nel colloquio il gruppo deve poter spiegare le scelte tecniche, il mercato, la sostenibilità economica e il ruolo effettivo delle persone indicate nel progetto.
Intestare le spese e chiedere l’eventuale anticipazione
Sono ammissibili le spese sostenute dopo la presentazione della domanda. Per titoli e fatture emessi tra l’invio e la stipula del contratto vanno indicati la misura e il numero identificativo della domanda; dopo l’assegnazione del CUP, i documenti di spesa devono riportare quel codice secondo le regole di rendicontazione. Prima di ordinare beni o servizi, l’impresa deve quindi sapere quali riferimenti comunicare ai fornitori.
I pagamenti delle spese rendicontate devono passare attraverso conti ordinari intestati alla società beneficiaria e dedicati, anche non esclusivamente, al piano d’impresa. La documentazione di pagamento deve consentire di ricondurre l’operazione al progetto. Un acquisto pagato dal conto personale di un socio e poi rimborsato dalla startup non segue la modalità richiesta per quelle spese.
Dopo la firma del contratto l’impresa può chiedere, entro 4 mesi, un’anticipazione fino al 40% delle agevolazioni concesse. Occorre presentare una fideiussione o polizza fideiussoria di importo pari all’anticipo richiesto. Se l’anticipo viene erogato, il primo stato di avanzamento deve comprendere spese già pagate per un ammontare almeno pari alla somma anticipata: la richiesta di liquidità va quindi coordinata con il calendario degli acquisti e dei pagamenti.
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