Il dramma dei migranti è una spina nel cuore per chi vuole la giustizia dei popoli, ma le soluzioni ci sarebbero e sarebbero vantaggiose per chi arriva, in cerca di una vita migliore, e per chi accoglie. Lo dimostra, tra le altre, la vicenda di Riace dove lo spirito visionario di Mimmo Lucano, ha saputo trasformare l’utopia in realtà. I fatti sono noti, ma la vicenda nella sua complessità, con l’opposizione durissima dei centri di potere, non va dimenticata per non perdere di vista il fatto che anche fenomeni apparentemente ingovernabili possono risolversi a vantaggio di tutti quando prevale la solidarietà.
Nel 1998 approda sulla spiaggia di Riace un veliero in arrivo dalla Turchia con 300 fuggitivi curdi, molte donne e bambini. Mimmo, allora insegnante, si mobilita per dar loro accoglienza. Grazie alla collaborazione del vescovo vengono ricoverati in un convento, unico luogo abbastanza grande. Il vescovo verrà poi spostato in un’altra diocesi. Dal 2004 al 2024 Lucano è, per quattro mandati, sindaco di Riace e con lui si cercano e trovano soluzioni che non mortifichino le persone e la loro umanità. Parte il progetto per migliorare l’abitabilità del paese con i soldi assegnati dal ministero dell’interno per ogni migrante (35 euro al giorno di cui solo 2,5 euro assegnabili a ciascuna persona), i sussidi vengono utilizzati per il recupero delle case abbandonate, acquisite a un euro dalle famiglie di emigrati all’estero e restaurate per dare alloggi dignitosi ai migranti, si aprono piccoli laboratori artigianali che recuperano gli antichi mestieri, un frantoio, una piazza ad anfiteatro nella conca di una ex discarica bonificata. Intanto si riapre la scuola e nascono corsi di lingua e formazione che creano posti di lavoro anche per i giovani del paese non più costretti a emigrare per sopravvivere. Una cooperativa di giovani, già allora attenti alla tutela ambientale, si inventa la raccolta di rifiuti con gli asini, per un’ iniziativa che oggi chiameremmo nature-based solution a dimostrazione che le due facce del rispetto per l’ambiente e per le persone sono inscindibili.
Ancora oggi, se si va a incontrarlo, Mimmo racconta con orgoglio che da Riace sono passati 6.000 migranti alla ricerca di un posto che li accolga con una vita dignitosa, perlopiù in transito per raggiungere le proprie famiglie nei paesi del Nord Europa, migranti che negli anni a venire torneranno in vacanza come fosse la loro seconda patria per l’instaurarsi di relazioni d’affetto profondissime. Il paese deserto si ripopola, arrivano studiosi da tutto il mondo per capirne i meccanismi e poi musicisti e artisti a sostenere un progetto di accoglienza che mette al centro le relazioni e la dignità delle persone. Wim Wenders gira un bellissimo documentario, mentre la Rai produce una fiction con Beppe Fiorello che non verrà mai trasmessa. I fondi legalmente spettanti vengono bloccati per più di due anni. Oggi Riace, di nuovo quasi spopolata, è gemellata con Gaza a ribadire ancora una volta l’impegno per la giustizia e la pace tra i popoli e ha accolto anche profughi palestinesi, pur non ricevendo da anni alcun finanziamento statale. Il paese è tornato silenzioso e anche recentemente, con una sentenza pretestuosa, Lucano è stato privato della carica di sindaco, di fatto accusato, come lui sostiene, del “delitto di solidarietà”. Interrogato su che cosa lo abbia spinto a portare avanti con tenacia un progetto che tanto è costato alla sua vita, Mimmo risponde che la solidarietà diffusa fa parte del DNA delle genti più semplici del meridione e che da sempre l’accoglienza alberga nel cuore di questo popolo antico, quasi si sentissero ancora sussurrare dalle pietre assolate le parole del filosofo Campanella, nato su questi monti, imprigionato già nel 1500 per le sue idee libertarie e la sua sete di giustizia sociale.
Quando, nel 1998, Mimmo iniziò, lo Stato italiano rispettava ancora le regole, in vigore da secoli, della marina internazionale che impongono ai natanti di qualsiasi tipo di correre in aiuto ai naufraghi e a chi si trova in difficoltà, adoperandosi per la loro salvezza. È la regola di sopravvivenza del mare. Ancora si credeva nel sacro valore della vita umana, base della nostra Costituzione, e si decretò di premiare i Comuni che si attivavano per l’accoglienza a questi esuli del mare che fuggivano dalla morte per siccità e guerre, finanziando Comuni, associazioni e cooperative locali affinché allestissero luoghi in cui fornire riparo e speranza a quei disperati e insieme dando nuovo impulso alle possibilità di lavoro per i residenti e i nuovi arrivati. Era l’epoca in cui la solidarietà, cristiana o laica, era la parola d’ordine. Ma, come una tempesta che distrugge tutto quello che incontra, il vento cambiò. La rete delle società del malaffare capì subito che potevano arrivare cumuli di soldi facili e la gestione dei migranti diventò un lucroso affare per le mafie ed il caporalato, ci sono terribili intercettazioni al riguardo ed anche morti ammazzati.
Poi, nel 2018, con il Governo giallo-verde di M5Stelle e Lega, divenne ministro dell’interno Matteo Salvini e iniziò una guerra senza quartiere anche contro il progetto di Riace, che ripopolava un paese altrimenti senza futuro, dava agli ultimi speranza e dignità, ma andava contro gli interessi del caporalato, sempre alla ricerca di vittime inermi, di clandestini senza diritti da far lavorare nei campi come schiavi, con contratti capestro strettamente legati ai capi bastone della politica meridionale. Iniziò, ad opera del prefetto di Reggio Calabria Michele Di Bari, una persecuzione spietata nei confronti di Lucano con accuse pesantissime, nonostante le relazioni di ispettori che sottolineavano la validità del progetto e l’onestà del sindaco; le relazioni furono insabbiate e il prefetto lo perseguitò per anni con accuse infamanti, poi risultate infondate, che però gli costarono un lungo processo e mesi di confino prima dell’assoluzione finale. Nel frattempo – vale la pena aggiungerlo – il prefetto Di Bari fece carriera e venne chiamato al Viminale a dirigere le politiche migratorie (incarico da cui dovette, poi, dimettersi a seguito del coinvolgimento della moglie, in quando socia e amministratrice di una società accusata di sfruttamento e intermediazione illecita di manodopera straniera, in una indagine della Procura di Foggia sul caporalato).
Di tutte queste ingiustizie Lucano, pudicamente, non fa parola, ma denuncia il fatto che la fine dei finanziamenti statali sta affossando il diritto di asilo, mentre si dirottano tutte le risorse su repressione e armi. Intanto si dice orgoglioso di aver smascherato la disumanità politica della destra e continua a spendersi, in Italia e in Europa, a parlare dell’importanza dell’accoglienza: lui che, accusato ingiustamente di corruzione, paga, con il suo stipendio di europarlamentare, l’asilo dei 15 bambini rimasti a Riace e porta negli occhi l’utopia di un paese migliore che potrebbe tornare a prosperare e dare lavoro anche ai giovani del posto. Nel frattempo, tanti fuggiaschi in cerca di un futuro dignitoso sono diventati i pericolosi nemici dell’integrità della “razza” italiana. Eppure gli immigrati in Italia sono circa il 9,4% della popolazione, in Germania (dove i nazisti dell’AfD hanno avuto il sopravvento in Sassonia), il 17% e in Canada il 23%: senza di loro ci sarebbe, tra l’altro, una grossa carenza di manodopera per il 40% delle occupazioni. Con l’attuale calo demografico, bloccando l’arrivo di immigrati, la popolazione italiana sarebbe sempre più vecchia e, a fine secolo, si dimezzerebbe, passando da 60 a 30 milioni: le cifre parlano da sole.
Lucano, fatto decadere da sindaco con accuse pretestuose, continua a portare nel Parlamento europeo la voce dei migranti, ma se viene interrogato sulla possibilità di rimettere in piedi seri progetti di solidarietà e accoglienza in Europa, risponde sconsolato che l’attuale situazione politica è estremamente negativa e non lascia speranze per il gran numero di sovranisti. Almeno per ora, anche se, con l’intensificarsi delle catastrofi naturali causate dal riscaldamento globale, le ondate migratorie saranno sempre più pressanti.
Tra gli attuali governanti europei, a sostenere le proposte di Lucano potrebbe esserci solo lo spagnolo Pedro Sánchez che, in controtendenza rispetto alle politiche migratorie più diffuse in Europa, ha realizzato regolarizzazioni straordinarie per mezzo milioni di migranti già presenti sul territorio e senza precedenti penali, riforme del lavoro e dell’istruzione per aggiornare le norme sui permessi di soggiorno e favorire l’inserimento legale dei lavoratori stranieri, avviato cooperazioni con i paesi di origine per promuovere canali di migrazione regolare, favorendo così l’emersione del lavoro nero e sostenendo la crescita demografica ed economica del paese, la cui economia è più florida di quella degli altri paesi europei. Ma, dopo gli ingressi massicci dal Marocco a Ceuta e le posizioni rigide assunte dalla Spagna, anche questa possibilità si è indebolita.
Gli esempi di buone politiche migratorie esistono ma, allo stato, non sono percorse, in attesa che l’Europa comprenda che, solo riconoscendo che i migranti sono una risorsa e le diversità un arricchimento per tutti, può andare incontro al suo futuro.
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