In breve
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Wallester AS è un istituto di pagamento estone, non una banca; -
il conto apre IBAN in dieci valute e la ricarica con bonifico è gratuita; -
il piano Free costa 0 € e comprende 300 carte virtuali; -
F24 e pagoPA non ci sono: non sostituisce il conto aziendale italiano; -
Wallester non pubblica di che paese sia l’IBAN né parla di garanzia dei depositi.
Wallester non è una banca, ed è la prima cosa da sapere
Sulle sue pagine italiane Wallester lo scrive chiaramente: Wallester AS è un istituto di pagamento autorizzato dalla Finantsinspektsioon, cioè dall’autorità di vigilanza finanziaria estone. Non è una formula di cortesia, è la licenza con cui opera, ed è diversa da quella di una banca.
La conseguenza pratica è che il prodotto non nasce come conto corrente ma come piattaforma di carte con un conto attorno: si carica il conto, si distribuiscono carte alle persone e si controllano le spese. Tutto quello che un conto aziendale italiano fa oltre a questo, dalle imposte agli incassi ricorrenti, qui non è previsto.
Va detto anche cosa non si trova. Wallester scrive nelle sue FAQ di garantire una sicurezza «di livello bancario» per i fondi dei clienti, richiamando la normativa europea e le Electronic Money Regulations britanniche del 2011, ma non parla mai di garanzia dei depositi: il Fondo Interbancario che copre fino a 100.000 € sui conti bancari italiani non c’entra, perché protegge i depositi presso le banche.
I conti multivaluta e l’IBAN
È la parte in cui Wallester è forte davvero. Il conto si può aprire in dieci valute, gestite insieme nella stessa piattaforma:
La ricarica con bonifico è gratuita e si può fare da qualsiasi banca dello Spazio economico europeo o del Regno Unito usando le coordinate del conto. Ricaricare in una valuta diversa dall’euro costa invece 15 € a operazione, una cifra fissa che pesa moltissimo sui piccoli importi e quasi niente sui grandi.
Un dettaglio da verificare prima di contare sul conto: Wallester indica che l’IBAN dedicato è subordinato al settore di attività e al paese di costituzione della società, quindi non è garantito a tutti. E su nessuna delle sue pagine pubbliche dichiara di che paese sia l’IBAN che assegna: se ti serve un IBAN italiano, per esempio per domiciliazioni o per evitare rifiuti da parte di controparti che accettano solo coordinate nazionali, è una cosa da chiedere prima di aprire il conto.
Quanto costano i tre piani
Il listino è costruito su una variabile sola, il numero di carte virtuali, e per questo i salti di prezzo sono così ampi: fra un piano e l’altro non cambiano le funzioni, cambia di quanto puoi moltiplicare le carte.
| Piano | Canone | Carte comprese |
|---|---|---|
| Free | 0 € al mese | 300 carte virtuali comprese, poi 0,35 € al mese ciascuna |
| Premium | 199 € al mese | 3.000 carte virtuali comprese, poi 0,20 € al mese ciascuna |
| Platinum | 999 € al mese | 18.000 carte virtuali comprese, poi 0,10 € al mese ciascuna |
Per la quasi totalità delle aziende italiane il piano di riferimento è il Free: trecento carte virtuali sono più di quante ne userà mai una piccola o media impresa, e i piani superiori hanno senso solo per chi genera carte in serie, per esempio una carta per ogni campagna pubblicitaria o per ogni abbonamento.
Le commissioni che contano
Il canone a zero non vuol dire conto gratuito: le voci che si pagano sono altrove, soprattutto sul contante e sulle valute.
| Voce | Costo |
|---|---|
| Ricarica del conto con bonifico | Gratuita |
| Ricarica con carta | 1,20% dell’importo |
| Ricarica in valuta diversa dall’euro | 15 € a operazione |
| Pagamento in valuta estera | Cambio Visa più il 2,00% |
| Prelievo allo sportello nello SEE | 2,00%, minimo 2 € |
| Prelievo fuori dallo SEE | 2 € più il 2,00% |
| Carta fisica, consegna ordinaria | 5 € |
| Carta fisica, consegna espressa | 20 € |
Le due voci da tenere d’occhio sono la ricarica in valuta, che a 15 € fissi conviene solo su importi consistenti, e il prelievo, che con il minimo di 2 € rende antieconomico ogni prelievo piccolo: ritirare 20 € costa il 10% dell’importo.
Cosa resta fuori per un’azienda italiana
Qui sta il giudizio che serve per decidere, e non è nel listino. Wallester copre benissimo un pezzo del lavoro, cioè dare carte alle persone e vedere in tempo reale chi spende cosa. Tre cose però non le fa, e sono proprio quelle per cui esiste un conto aziendale:
La lettura onesta è quindi questa: Wallester si affianca al conto aziendale, non lo sostituisce. Ha senso per un’azienda che ha già la sua banca e vuole in più uno strumento gratuito per distribuire carte e controllare le spese, soprattutto se lavora in più valute. Non ha senso per chi cerca il conto principale dell’impresa: per quello servono un IBAN italiano e i pagamenti verso il fisco.
Domande frequenti
No. Wallester scrive sulle sue pagine italiane che Wallester AS è un istituto di pagamento autorizzato dalla Finantsinspektsioon, l’autorità di vigilanza finanziaria estone. È una licenza diversa da quella bancaria: permette di emettere carte e di gestire conti di pagamento, non di raccogliere depositi come fa una banca.
Wallester non lo dichiara da nessuna parte, e sono servizi legati al sistema di pagamento italiano che un istituto estone normalmente non offre. Per un’azienda italiana è la ragione principale per cui Wallester si affianca al conto aziendale, non lo sostituisce: le imposte e i pagamenti verso la pubblica amministrazione continuano a passare dalla banca.
Secondo le loro FAQ, qualsiasi persona giuridica registrata nello Spazio economico europeo o nel Regno Unito. Wallester precisa però che l’IBAN dedicato è subordinato al settore di attività e al paese di costituzione della società, quindi l’ammissibilità non è automatica per tutti i settori.
Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Wallester AS è un istituto di pagamento autorizzato dall’autorità di vigilanza estone. Per dettagli e condizioni vai su wallester.com e consulta il listino ufficiale.
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