La maggioranza trova l’intesa: nella legge di Bilancio qualche centinaio di milioni per nuove uscite anticipate, da definire a gennaio. Ma per finanziare la manovra si torna a limare l’adeguamento degli assegni più alti.
La prossima legge di Bilancio conterrà un fondo da qualche centinaio di milioni di euro per finanziare nuove forme, limitate, di pensionamento anticipato. Le regole concrete saranno decise solo a gennaio, dopo l’approvazione della manovra. È l’intesa raggiunta nell’ultimo vertice dei leader di maggioranza, che sblocca lo stallo creato dalla Lega: senza misure sulle uscite anticipate, il partito di Matteo Salvini aveva minacciato di non votare la manovra. La proposta leghista, la pensione a 64 anni con 36 anni di contributi, resta sul tavolo ma senza impegni. Per i pensionati c’è anche una notizia meno buona. Tra le coperture della manovra torna l’ipotesi di ridurre l’indicizzazione, cioè l’adeguamento delle pensioni all’inflazione, in modo più forte man mano che l’assegno cresce. Il modello è quello del 2023-2024: rivalutazione piena fino a quattro volte il minimo, percentuali decrescenti oltre. Nulla è ancora legge: il testo deve passare dal Consiglio dei ministri e poi dal Parlamento.
Cosa prevede il fondo per le uscite anticipate?
Per ora, solo la cifra: qualche centinaio di milioni, accantonati nella manovra per aprire canali di flessibilità in uscitariservati a poche platee selezionate. Chi potrà uscire prima, con quali requisiti e con quali penalizzazioni lo stabilirà una norma successiva, nel 2027, dopo l’approvazione dell’ultima legge di Bilancio della legislatura.
È lo stesso schema seguito nel 2018. Allora la manovra si limitò a creare un fondo, e le regole di Quota 100 arrivarono con un decreto a inizio 2019. La differenza è nelle risorse: oggi ce ne sono molte meno.
Quali sono oggi le regole per andare in pensione?
La strada ordinaria è la pensione di vecchiaia, a 67 anni con almeno 20 anni di contributi. In alternativa c’è la pensione anticipata, che non dipende dall’età ma solo dai contributi: 42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne. Con il nuovo adeguamento alla speranza di vita, dal 2027 questi requisiti aumentano.
Esistono poi canali particolari, legati a condizioni specifiche di lavoro, salute o famiglia, come l’Ape sociale per alcune categorie di lavoratori.
Un impiegato di 64 anni con 36 anni di contributi oggi deve aspettare i 67 anni per la pensione di vecchiaia: non ha i contributi sufficienti per l’anticipata.
Cosa chiedeva la Lega?
La possibilità di andare in pensione a 64 anni con 36 anni di contributi: una versione ridotta della vecchia Quota 100, che tra il 2019 e il 2021 consentiva di uscire a 62 anni con 38 anni di contributi. La settimana scorsa Salvini aveva posto il veto: senza misure sui pensionamenti anticipati, la Lega non avrebbe votato la legge di Bilancio.
Il compromesso rinvia la decisione. La proposta non è stata accolta, ma nemmeno respinta: il fondo potrà essere usato per aprire canali di uscita anticipata, ma per platee limitate. Se tra queste ci sarà la formula 64 più 36, e per chi, si saprà a gennaio.
Cos’è l’indicizzazione delle pensioni?
È il meccanismo, detto anche perequazione automatica, che ogni anno adegua l’importo delle pensioni all’aumento dei prezzi, per evitare che l’inflazione ne riduca il potere d’acquisto. Quando l’inflazione sale, la rivalutazione costa di più allo Stato.
Per questo, nei momenti di inflazione alta, i governi intervengono limitandola per gli assegni più alti. La rivalutazione resta piena per le pensioni basse e si riduce, a scaglioni, per quelle più elevate.
Come funzionerebbe il nuovo taglio?
Il modello di riferimento è quello del 2023-2024. Allora la rivalutazione piena, al 100%, era garantita solo alle pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo. Per gli importi più alti scattava una riduzione progressiva: 85% per le pensioni tra quattro e cinque volte il minimo, poi percentuali via via più basse fino al 32% per le fasce più alte.
Con quel sistema, se l’inflazione era del 5%, una pensione entro quattro volte il minimo aumentava del 5%. Una pensione molto alta, nella fascia più elevata, aumentava solo del 32% di quel 5%, cioè dell’1,6%.
In quegli anni, con l’inflazione spinta dalla guerra in Ucraina, la misura fece risparmiare 2,1 miliardi nel 2023 e 4 miliardi l’anno nel biennio successivo. Oggi l’inflazione è più bassa e anche l’obiettivo è più contenuto: rientra negli 1,7 miliardi che il Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles indica alla voce «altre spese» da ridurre. Le percentuali per ciascuna fascia non sono ancora decise e dipenderanno dall’assetto complessivo della manovra. La rivalutazione delle pensioni più basse resterebbe tutelata, e potrebbe esserci qualche sostegno in più per le minime.
Cosa c’è ancora nella manovra?
Il vertice, a cui hanno partecipato la premier Giorgia Meloni, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, ha toccato anche altri capitoli.
Sulle banche, il pacchetto chiamato a raccogliere 5 miliardi è stato affinato, ma la forma definitiva dipende da un incontro tra il viceministro dell’Economia Maurizio Leo e l’Abi, l’associazione delle banche.
Sulla sanità, non ci sarebbe un nuovo aumento del fondo sanitario nazionale oltre quanto già previsto: si passerebbe da 148,84 miliardi nel 2026 a 151,67 miliardi nel 2027. È possibile invece un aumento del tetto di spesa per i dispositivi medici, tra lo 0,20% e lo 0,40%, per ridurre il payback, cioè la quota dello sforamento della spesa pubblica che le imprese del settore devono restituire.
Per le famiglie e il ceto medio è allo studio, tra le altre ipotesi, l’esenzione dal bollo per tutte le prime auto di proprietà.
Quando si conosceranno le misure definitive?
La manovra dovrebbe arrivare al Consiglio dei ministri nei prossimi giorni. Prima resta da chiudere il negoziato con Bruxelles sulla clausola di salvaguardia per l’energia: il governo punta a farvi rientrare anche una quota di spesa corrente, per finanziare un aiuto diretto al pagamento delle bollette delle famiglie in difficoltà economica. Un via libera europeo libererebbe per altre misure una parte dei 10,3 miliardi di coperture interne della manovra. Dopo il Consiglio dei ministri, il testo passerà al Parlamento, che dovrà approvarlo entro il 31 dicembre. Le regole sulle uscite anticipate arriveranno solo nel 2027.
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