Tisg, The italian sea group, naviga a vista. Entro la prossima settimana, magari anche prima, arriverà la svolta decisiva per il cantiere di Marina di Carrara costruttore di yacht a marchio Admiral, Perini Navi, Tecnomar e Picchiotti. Il Tribunale di Firenze ha convocato per il 28 ottobre il Ceo di Tisg, Giovanni Costantino, con commissari e creditori, per esaminare la situazione del gruppo, anche in relazione alle offerte vincolanti in atto e al piano di risanamento previsto.
CINQUE OFFERTE VINCOLANTI
Chiusa la seconda fase del processo competitivo avviato nell’ambito della ristrutturazione, il Cda si trova ad esaminare cinque offerte. Tisg non ha comunicato l’identità dei soggetti partecipanti ma ha fatto sapere che tutte le proposte sono strutturate nella forma dell’asset deal, ovvero chi compra rileva cantieri, attività ma non le azioni della società. Insomma, spezzatino o vendita totale. Ma niente rifinanziamento della società.
IL TITOLO HA PERSO QUOTA
Due strade che non piacciono al mercato, visto che il titolo- quotato all’Extranet- ha avuto un marcato ribasso dell’11% martedì scorso, il giorno dopo l’annuncio. Soluzione che verosimilmente non piace neanche agli azionisti, in primis Giovanni Costantino, il fondatore, che controlla il 53,6% di Tisg tramite GC Holding, considerato il marcato ribasso del titolo in un contesto di incertezza sulle conseguenze della ristrutturazione per gli azionisti. Il piano di regolazione della crisi elaborato da Tisg, da evidenziare, era stato giudicato dallo stesso Tribunale di Firenze “coerentemente strutturato nella prospettiva della continuità aziendale”. Resta da capire se le offerte si prestano a questo obiettivo.
I TRE PRETENDENTI PER LO SPEZZATINO
I nomi dei pretendenti, comunque circolano. L’ultimo è quello di Baglietto che conferma a Financialounge.com l’interesse per il ramo d’azienda denominato La Spezia Shipyard. A riferirlo era stata Boat International che aveva raccolto direttamente dal cantiere guidato da Diego Deprati la conferma della presentazione di un’offerta vincolante. Quello di La Spezia è il cantiere più conteso. L’offerta di Baglietto segue infatti quella di Sanlorenzo, che attraverso Polo Nautico Carrara (PNC) ha presentato un’offerta vincolante strutturata proprio sul ramo d’azienda “Cantiere di La Spezia”. Anche Sanlorenzo ha confermato la sua offerta, come si legge sul sito di Borsa Italiana.
Nessuna conferma ufficiale arriva invece da Fincantieri. Fincantieri ha ceduto la sua divisione yacht, ma l’interesse c’è e da fonti vicine al dossier risulterebbe un’offerta sempre per il Cantiere di La Spezia: il big dell’industria navale e della Difesa guidato dal Ceo Pierroberto Folgiero e già presente in questo territorio, con il cantiere di Muggiano, uno dei più grandi d’Italia, circa 300.000 metri quadrati sul Golfo dei Poeti, che tra l’altro è il centro principale per il programma dei sottomarini di nuova generazione U212NFS. Opera in sinergia con il vicino cantiere di Riva Trigoso. L’interesse per La Spezia Shipyard, sempre da fonti vicine al dossier, nasce proprio dall’idea di ampliare il cantiere di Muggiano con un altro cantiere dalle grandi potenzialità nel settore della Difesa e, sempre secondo le indiscrezioni- avrebbe superato in modo sensibile i 26,5 milioni di euro di valutazione attribuiti allo stabilimento nella procedura.
LE OFFERTE TOTALI
Tra le offerte per l’intero gruppo, che terrebbe insieme i cantieri di Marina di Carrara, La Spezia e Terni, spicca quella di SRI Global, la holding riconducibile a Giulio Gallazzi e Bernardo Vacchi, che avrebbe messo sul piatto circa 260 milioni di euro per i cantieri di Marina di Carrara e della Spezia e la falegnameria Celi di Terni, con l’assorbimento di tutti i 485 dipendenti, secondo quanto riportato da Shipping Italy. Una cordata rappresentata da Vincenzo Poerio, attuale ad di Tankoa) è costituita da Giulio Gallazzi al 52 per cento e da Bernardo Vacchi, al 48% tramite la holding Finvacchi. FinVacchi è il family office fondato nel 2021 da Bernardo Vacchi, della famiglia di imprenditori bolognesi storica proprietaria di IMA S.p.A., il gruppo italiano leader mondiale nella produzione di macchine automatiche per il packaging e il confezionamento.
DUE NOMI IN BILICO
Più incerto il nome relativo alla seconda offerta totale, in prima fila c’è Azimut-Benetti, numero uno al mondo per i superyacht. Il Ceo Marco Valle aveva recentemente manifestato l’interesse per l’intero pacchetto, ma con riserve sul prezzo. E’ girata la voce anche su un interesse di Ferretti Group, altro leader mondiale dei superyacht e imbarcazioni da diporto. Non ci sono conferme in merito. Anche se la recente riorganizzazione societaria e di governance del gruppo con base a Forlì e controllato dalla cinese sembrerebbe andare verso una crescita. E’ proprio di questi giorni l’annuncio di un importante traguardo nel percorso di sviluppo industriale: è arrivata la prima autorizazione unica Zes, zona economica speciale, nel Porto di Ancona, che dà il via libera all’ampliamento del Superyacht Yard che consentirà di costruire superyacht fino a 100 metri di lunghezza.
LA CONVOCAZIONE DEL TRIBUNALE
La profonda crisi che ha condotto alla gara è insorta all’improvviso, dopo una denuncia contro alcuni ex dirigenti accusati di extracosti in diverse commesse, rilevati in seguito a un’indagine interna. A marzo scorso si è avviata la composizione negoziata e, resa impercorribile la strada del risanamento stragiudiziale, si è arrivati alla domanda di concordato con riserva. Il consiglio di amministrazione sta esaminando le cinque proposte con il supporto degli advisor finanziari Meti Corporate Finance e KPMG Advisory. Entro la fine del mese era previsto il deposito del piano di risanamento al Tribunale di Firenze. Tribunale che ha convocato per il 28 di ottobre i vertici aziendali.
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