Il nesso tra energia e politica? Un «ponte» da costruire per un problema mondiale


La nostra gente è depressa o adirata per le assurdità nazionali e geopolitiche dei nostri tempi, ora acuite dal problema energia, dal prezzo che continua a crescere del petrolio Brent alla borsa di Londra e del gas al TTF di Amsterdam . La nostra gente è depressa o adirata perchè soffre parimenti per le problematiche che toccano la scuola, la sanità , il lavoro, la casa, un ménage familiare sempre più povero come ha chiarito numericamente l’Istat.

Vanno trovate soluzioni rapide ma sembra che il Governo più longevo della storia repubblicana lacerato dai contrasti interni evidenti non abbia idee univoche che accontentino tutti i partiti coinvolti. La manovra di bilancio non da indicazioni chiare della politica economica per gli anni futuri. Il Ministro Giorgetti lamenta il suo «triste incarico» che lo obbliga a far quadrare i conti e combattere, in ambito UE, i cosidetti Paesi frugali che vogliono soffocare con tagli il bilancio europeo, dimenticando le regole di opportuna mutua assistenza, di cui l’Italia ha bisogno. Abbiamo sprecato in questi ultimi anni tanti soldi , a cominciare dalla ricca provvista del PNRR , non abbiamo fatto azioni forti di contrasto alla evasione fiscale, le casse statali sono quasi vuote ed il popolo perde il lavoro, ha fame, non si cura.

In questa già difficile situazione abbiamo fatto amicizie interessate con i peggiori uomini forti del nostro tempo il Presidente Trump , Elon Musk, Netanyau senza capire in tempo che questi signori con disturbi dissociativi della personalità prima oppositori ora di nuovo grandi amici dell’invasore della povera Ucraina lo zar delle Russie Putin, hanno portato guerre e morti in Palestina, hanno dichiarato guerra all’Iran, stanno bloccando Cuba, dopo la conquista lampo del grezzo venezuelano. La reazione iraniana, supportata dagli Houthi ha bloccato gli stretti di Hormuz e Bab el Mandeb creando penuria di petrolio e derivati, di gas, di fertilizzanti. Cina ed India stanno resistendo con una mirata riduzione dei consumi, Trump sta ricomprando gasolio da Putin, l’Europa non prende le necessarie decisioni di emergenza, bloccata ancora una volta dai veti incrociati. Francia, Spagna, Italia assistono a blocchi stradali, supermercati con bancali vuoti, a file per il gasolio, a proteste con temi mescolati di giovani esasperati che guidati da incappucciati sfasciano vetrine, rubano, appiccano incendi, scontrandosi violentemente con le forze dell’ordine che sembrano sempre più sottodimensionate. Spero che il nostro Governo abbia capito le cattive e scostumate amicizie e sopratutto che il problema energia è problema non della strada nè del singolo ma problema della politica nazionale come di quella europea. La energia, il controllo delle fonti e delle materie prime ed ora delle vie marittime di comunicazione è problema geopolitico.

Molti in Italia, sopratutto la classe media ed i giovani, hanno capito che le disuguaglianze sempre più marcate stanno condizionando la libertà individuale, stanno rosicchiando ratei di democrazia al nostro Paese. Provo a fare alcune concise considerazioni sulla energia in Italia sperando che una Politica poco preparata legga e agisca. Il Governo che non è riuscito dopo 4 anni a partorire azioni concrete a supporto del Piano Energetico Nazionale, inviato per commenti a Bruxelles. Ha negli ultimi giorni proposto al Consiglio Europeo il cosiddetto Decreto Bollette, la revisione degli ETS, l’allungamento degli ETS 2, previsti al 2028, al 2030. Esaminiamo uno per uno i tre temi.

Decreto Bollette: la Presidente Meloni ha ottenuto una prima accettazione dalla Commissione Europea dello sgravio come aiuto temporaneo di stato al prezzo del gas utilizzato per alimentare le nostre centrali termoelettriche con conseguente riduzione per il consumatore del costo unitario della energia elettrica. Dobbiamo circoscrivere i termini dell’aiuto richiesto, inviarlo alla Commissione ed aspettare assenso definitivo. ETS è il sistema di trading delle emissioni di prodotti clima-alteranti. Questo sistema fissa un tetto alle emissioni di centrali ed industria e fa pagare a chi supera il tetto il costo dei relativi permessi. Trattandosi di domanda ed offerta il prezzo cambia ma un buon ordine di grandezza è di circa 70 euro per tonnellata di CO2. Il Governo voleva allentare questa costosa stretta ideologica per la nostra industria. Per la opposizione dei Paesi CE frugali siamo tornati a casa a mani quasi vuote solo un fugace ne riparleremo a novembre.

ETS 2 è il sistema ETS esteso a riscaldamento e carburanti per trasporto in terra, in mare, in aria. La direttiva UE va applicata entro il 2028, la Meloni ha provato a proporre traslazione temporale al 2030, domanda respinta con il riparleremo di cui sopra. La incidenza di ETS2, calcolata sul prezzo del gasolio, è di circa 40 centesimi per litro.

Ancora una volta le lobbies come Eurelectric, associazione delle aziende elettriche focalizzata sulla decarbonizzazione di principio e senza logica industriale aggiungo io hanno vinto, lasciando il campo ad un accordo tra Francia e Germania sull’automotive che ha lasciato fuori l’Italia. Come possiamo affrontare questa situazione complicata che si protrarrà realisticamente sino a tutto novembre con risvolti legati ai risultati delle elezioni di Mid Term americane? Dobbiamo chiedere un contributo pesante alle oil companies, ai traders di prodotti petroliferi che controllano la catena del valore oil dal pozzo alla raffinazione, dalla distribuzione alla pompa dei distributore. In Italia si chiamano ENI, Socar/IP, Q8, Sonatrach, ISAB /Trader Trafigura, Saras / azionista e trader VITOL.

La guerra degli Stati Uniti /Israele all’Iran ha innescato con i blocchi delle forniture l’incremento dei prezzi del BRENT e del gas che come future si comprano oggi rispettivamente a circa 110 dollari al barile e 80 euro a megawattora con margini rispettivi di 40/50 dollari e 50/60 euro condizionati solo dai noli marittimi appesantiti per l’incremento dei percorsi per bypassare i blocchi. Il Governo può a costo zero reimporre le domeniche a piedi come fu fatto nel 1973 (crisi petrolifera a valle della guerra del Kippur), allontanare nel tempo la accensione dei riscaldamenti domestici , diminuire gli acquisti di gas confidando sulla attuale riserva strategica del 90 per cento, riaccendere le centrali a carbone tenute in stand-by, accellerare su nucleare e pompe di calore.

Vi prego Signori del Governo , mettete da parte l’ansia preelettorale derivata dal Melonellum, non fate languire il Paese sino alle prossime elezioni politiche, date speranza alla parte della popolazione più disagiata, la più arrabbiata, spostate poste di bilancio pensate per la difesa, affrontate il perenne problema della evasione fiscale, tassate con aliquote incrementali chi ha di più.


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