Chi dà il meglio di sé la sera e fatica ad alzarsi presto potrebbe avere più difficoltà a restare al lavoro fino alla pensione. Lo suggerisce uno studio finlandese pubblicato il 29 settembre 2026 su Occupational & Environmental Medicine, rivista del gruppo BMJ. Le persone con cronotipo serale, i cosiddetti “gufi”, hanno mostrato un rischio 1,7 volte più alto di ricevere una pensione di invalidità nei dodici anni successivi rispetto ai mattinieri. Il dato riguarda una fetta consistente della popolazione e riapre il dibattito su orari di lavoro, sonno e salute.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Lo studio è stato pubblicato il 29 settembre 2026 sulla rivista Occupational & Environmental Medicine.
- Sono stati seguiti per 12 anni 5.679 finlandesi nati nel 1966, valutati all’età di 46 anni.
- I “gufi” erano il 9,7% degli uomini e il 12,4% delle donne del campione.
- Il cronotipo serale è associato a un rischio 1,7 volte più alto di pensione di invalidità, in entrambi i sessi.
- Si tratta di uno studio osservazionale: mostra un’associazione, non un rapporto di causa-effetto.
Lo studio: chi sono i “gufi” e cosa è emerso
Il cronotipo indica l’orologio naturale che regola i momenti in cui il corpo preferisce dormire e restare sveglio. C’è chi si sveglia presto pieno di energia, le cosiddette “allodole”. Altri, invece, rendono di più nel tardo pomeriggio e la sera: sono i “gufi”. Secondo gli autori, inoltre, il cronotipo è un tratto biologico innato con una forte base genetica.
I ricercatori hanno usato i dati del Northern Finland Birth Cohort 1966, un grande studio di popolazione avviato in Finlandia. Il progetto coinvolge il 96% delle persone nate nel 1966 in due province settentrionali del Paese. Nel 2012, quando i partecipanti avevano 46 anni, è stato valutato il loro cronotipo. Le domande riguardavano il risveglio mattutino, la vigilanza durante il giorno e gli orari preferiti per lavorare. Infine, a ciascuno era chiesto se si considerasse una persona “del mattino” o “della sera”.
Il campione finale comprendeva 5.679 persone, cioè 2.597 uomini e 3.082 donne. Di questi, 253 uomini (9,7%) e 381 donne (12,4%) sono stati classificati come tipi serali. I mattinieri, invece, erano 1.182 uomini (46%) e 1.355 donne (44%). Nei dodici anni successivi, 135 uomini (5,2%) e 249 donne (8,1%) hanno ottenuto per la prima volta una pensione di invalidità.
Il risultato principale è netto. I tipi serali avevano un rischio circa 1,7 volte più alto rispetto ai mattinieri di dover lasciare in anticipo il lavoro con una pensione di invalidità. In altre parole, il rischio risultava più alto del 70% sia negli uomini sia nelle donne. Inoltre, l’associazione è rimasta significativa anche dopo aver tenuto conto di fattori socioeconomici come istruzione e tipo di occupazione.
Perché i nottambuli rischiano di più
Secondo gli autori, la spiegazione principale va cercata nella salute. Le persone con cronotipo serale, infatti, tendono ad avere condizioni di salute peggiori rispetto ai mattinieri. Proprio questo svantaggio sarebbe quindi il fattore che più contribuisce alla maggiore frequenza di pensioni di invalidità.
I ricercatori indicano due possibili meccanismi. Il primo riguarda lo stile di vita: i gufi, in media, farebbero scelte meno salutari. Il secondo chiama in causa l’orologio interno dell’organismo. Quando gli orari imposti dal lavoro non coincidono con quelli biologici, il ritmo circadiano viene disturbato e possono comparire problemi di sonno.
Un nottambulo, per esempio, fatica ad addormentarsi presto. Tuttavia, nei giorni lavorativi la sveglia suona comunque all’alba. Di conseguenza, le ore di riposo si accorciano e il debito di sonno si accumula durante la settimana. Nel fine settimana, poi, molti cercano di recuperare dormendo più a lungo. Gli esperti chiamano questo sfasamento “jet lag sociale”: è come cambiare fuso orario ogni lunedì e ogni sabato, senza mai viaggiare.
Questo studio, del resto, non arriva dal nulla. Già nel 2021 la stessa rivista aveva pubblicato un’analisi sulla stessa coorte finlandese, con un follow-up di quattro anni. In quel caso, il 28% degli uomini e il 24% delle donne con cronotipo serale riferivano un rendimento lavorativo insufficiente. Nel complesso, i gufi avevano il doppio delle probabilità di rendere meno dei mattinieri. Negli uomini, inoltre, il ricorso alla pensione di invalidità era risultato tre volte più frequente.
Cosa significa per chi lavora e quali sono i limiti
È importante leggere questi dati con cautela. Si tratta infatti di uno studio osservazionale: può mostrare un’associazione, ma non dimostra che essere nottambuli causi di per sé l’uscita anticipata dal lavoro. Gli stessi autori, inoltre, riconoscono un limite. Non sono stati considerati i cambiamenti nella salute o nelle condizioni di vita avvenuti dopo la valutazione iniziale.
Detto questo, il messaggio dei ricercatori riguarda soprattutto la società. Le persone con cronotipo serale rappresentano una quota significativa della popolazione. Secondo gli autori, dunque, la loro salute e la loro capacità di lavorare fino all’età pensionabile sono una sfida per la sostenibilità delle economie. Già nel 2021, peraltro, il gruppo di ricerca suggeriva di tenere conto del cronotipo sia nella promozione della salute sia nell’organizzazione del lavoro.
Va ricordato, inoltre, che i dati riguardano una sola generazione di finlandesi, nata nel 1966 nel nord del Paese. Per questo motivo, i risultati andranno confermati in altre popolazioni e in altre fasce d’età. In ogni caso, il cronotipo resta solo uno dei tanti fattori che influenzano la salute e la vita lavorativa di una persona.
In pratica, questo può tradursi in orari più flessibili, dove possibile, e in una maggiore attenzione alla qualità del sonno. Per il singolo, invece, contano le buone abitudini: orari di riposo il più possibile regolari, luce naturale al mattino e pasti non troppo tardivi. Infine, chi soffre di sonnolenza diurna, stanchezza persistente o insonnia dovrebbe parlarne con il medico di famiglia. Essere un gufo non è una malattia. Tuttavia, ignorare a lungo i segnali del corpo può pesare sulla salute.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
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