Cagliari resta la migliore città sarda ma perde nove posizioni rispetto allo scorso anno. Oristano guadagna 25 posizioni, Sassari sale di 15 e Nuoro di 8. Nella classifica nazionale di Ecosistema Urbano 2026 stilata da Legambiente emerge una regione che continua a distinguersi per alcune eccellenze ambientali, ma che fatica a trasformare i punti di forza in una strategia urbana complessiva di sostenibilità
Il rapporto Ecosistema urbano di Legambiente e Ambiente Italia si basa su 20 parametri che fotografano le performance ambientali di 106 città capoluogo in 5 macroaree: aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente.
Il miglior risultato regionale è quello di Cagliari, che si piazza al 32° posto con un indice di “performance sostenibile” pari a 62,9%. Seguono Oristano al 49° posto (57,9%), Sassari al 60° (53,3%) e Nuoro al 61° (53,2%). Il confronto con l’anno precedente vede però Cagliari scendere di nove posizioni, pur mantenendosi seconda tra le città del meridione, dopo Cosenza, mentre gli altri tre capoluoghi hanno andamento di segno opposto: in primis Oristano, che guadagna ben 25 posizioni, poi Sassari, che migliora di 15, e Nuoro, che sale di 8.
L’analisi comparata delle ultime tre edizioni di Ecosistema Urbano evidenzia come il divario territoriale tra Nord e Mezzogiorno continui ad ampliarsi: la posizione media dei capoluoghi settentrionali migliora progressivamente, passando dalla 31ª posizione del 2024 alla 27ª del 2026, mentre quella delle città meridionali arretra fino all’80ª posizione media. In questo quadro la Sardegna si distingue nettamente dal resto del Mezzogiorno, riuscendo a collocare nel 2026 quattro capoluoghi tra le prime sei città meridionali della graduatoria nazionale, confermando una performance regionale complessivamente superiore alla media del Sud Italia.
Secondo Legambiente, però, l’Isola fatica a trasformare i punti di forza in una strategia di sostenibilità. Da un lato si confermano segnali positivi consolidati, soprattutto nella gestione dei rifiuti: Nuoro, che supera l’85% di raccolta differenziata, spicca tra le migliori performance nazionali ed entra nel gruppo delle città benchmark italiane insieme a Ferrara, Cesena, Treviso, Pordenone e Reggio Emilia. Anche Oristano e Cagliari confermano una forte capacità di gestione del ciclo dei rifiuti, mentre la situazione di Sassari rimane ancora migliorabile. Dall’altro lato persistono criticità strutturali legate alle dispersioni nelle reti di distribuzione della risorsa idrica, il principale nodo irrisolto a livello regionale, con Cagliari che, con il 64,6% di acqua persa, conquista il triste primato tra i capoluoghi regionali. In una regione soggetta a frequenti crisi idriche e, più di altre, agli effetti dei cambiamenti climatici, la perdita di oltre metà dell’acqua immessa in rete rappresenta una criticità strategica che richiede un programma immediato di investimenti infrastrutturali.
In chiaroscuro, invece, si confermano altri parametri. Per la qualità dell’aria, Cagliari è al 4° posto nazionale nei livelli più alti di Pm10 (29mg/m3), mentre Oristano è tra le migliori città con 12μg/m3. Nell’offerta e nell’utilizzo del trasporto pubblico locale, Cagliari conferma la sua buona prestazione con un utilizzo del Trasporto pubblico locale (186 viaggi abitante/anno) quasi doppio rispetto alla media nazionale. Superiore alla media anche Sassari con 121 viaggi abitante/anno, mentre Oristano ne conta solo 8. È invece Nuoro la prima città sarda per numero di auto immatricolate in rapporto agli abitanti (79 auto/100 abitante.), undicesima a livello nazionale, confermando quanto sia importante un sistema di collegamenti di trasporto pubblico regionale efficiente per rendere sostenibile la mobilità nelle città. Cagliari dispone della rete ciclabile più sviluppata tra i capoluoghi sardi ma, dopo la fase di crescita degli anni precedenti, il dato mostra segnala oggi una battuta d’arresto. Il dato crolla a soli 0,4 m eq./100 abitanti per Sassari, che ricade quindi tra le peggiori città a livello nazionale per la ciclabilità.
Il verde
Infine, l’analisi dei parametri del verde urbano mostra un quadro complessivamente migliore della media delle regioni del sud, ma ancora distante dalle realtà più avanzate. I quattro capoluoghi presentano infatti situazioni molto differenziate, sia in termini di quantità di verde disponibile sia nella dotazione di alberature pubbliche. Cagliari rappresenta la realtà più avanzata della regione con 38 alberi ogni 100 abitanti, un valore superiore alla media nazionale e tra i migliori del Mezzogiorno, mentre il valore per Sassari si riduce a circa un quarto (10 alberi/100 ab.) di quel patrimonio arboreo, che è così importante per la mitigazione delle isole di calore e il contrasto ai cambiamenti climatici.
“I dati di Ecosistema Urbano 2026 confermano che la Sardegna si colloca stabilmente ai vertici del Mezzogiorno: quattro capoluoghi tra le prime sei città del Sud rappresentano un risultato importante e non scontato”, spiega Marta Battaglia, presidente di Legambiente Sardegna. Tuttavia non possiamo accontentarci. Le criticità delle reti idriche, con perdite che in alcuni casi superano ancora il 60%, e il ritardo nella mobilità ciclabile a fronte di una presenza impattante delle auto nelle città sarde ci dicono che servono scelte politiche molto più coraggiose perché le città siano davvero i luoghi dove si sviluppano le buone pratiche per l’adattamento e il contrasto ai cambiamenti climatici. La sfida per i prossimi anni sarà adottare una vera strategia urbana per il clima, investendo con un approccio integrato in infrastrutture verdi, trasporto pubblico, efficientamento idrico e comunità energetiche”.
“I cambiamenti climatici sono già arrivati nella nostra isola; per questo dobbiamo progettare da subito città resilienti e sostenibili. A questo scopo non servono opere faraoniche, ma bisogna che ogni intervento urbano vada, sin da oggi, nella direzione giusta: restituendo permeabilità al suolo in maniera diffusa, applicando pavimentazioni stradali che riflettano di più il calore, aggiungendo un’aiuola, un prato o un albero ogni volta che sia possibile”, aggiunge Giorgio Querzoli, responsabile scientifico di Legambiente Sardegna. E i capoluoghi sardi sono penalizzati da tassi di motorizzazione tra i più alti d’Italia a causa di una grave carenza nelle infrastrutture per la mobilità sia urbana sia regionale. Per invertire questa tendenza e migliorare la qualità della vita nei nostri centri urbani, servono politiche urbane che mettano al centro le persone, non le auto, puntando sulla rigenerazione, la mobilità dolce e reti di trasporto pubblico capillari ed efficienti.
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