Emma Bonino è morta oggi a 78 anni. Il suo nome resta legato soprattutto ai diritti civili, a partire dalle battaglie sul divorzio e sull’aborto negli anni ’70. Nella sua carriera, però, Bonino ha avuto anche incarichi con ricadute dirette su imprese e consumatori. È stata commissaria europea nella seconda metà degli anni ’90 e ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee nel secondo governo Prodi. Alcune decisioni di quegli anni incidono ancora oggi sulla vita quotidiana degli italiani, a cominciare da quello che succede quando un prodotto appena comprato si guasta.
La carriera meno raccontata di Emma Bonino
Bonino arrivò alla Commissione europea nel 1995, nel collegio presieduto da Jacques Santer. Il suo portafoglio riuniva tre materie molto diverse: pesca, aiuti umanitari e politica dei consumatori. Rimase in carica fino al settembre 1999, anche dopo le dimissioni collettive della Commissione Santer nel marzo di quell’anno.
Il lascito più concreto per i consumatori è la direttiva 1999/44/CE su vendita e garanzie dei beni di consumo. L’iter legislativo, registrato come procedura 1996/0161(COD), partì nel 1996, durante il mandato di Bonino, mentre il testo fu approvato il 25 maggio 1999. La direttiva fissò un principio che oggi diamo per scontato: il venditore risponde del difetto di conformità che si manifesta entro due anni dalla consegna del bene.
Nel dibattito al Parlamento europeo del marzo 1998, Bonino sostenne che i diritti dei consumatori andavano garantiti al livello più alto possibile, perché tutti potessero beneficiare del mercato interno, spiegando che il costo di questa tutela non era elevato, dato che una maggiore fiducia dei consumatori rappresentava un valore aggiunto anche per i fornitori.
In Italia la direttiva è stata recepita con il decreto legislativo 2 febbraio 2002, n. 24. Oggi la materia è regolata dalla direttiva (UE) 2019/771, recepita con il decreto legislativo 170 del 2021, che ha mantenuto la garanzia legale a due anni. Resta la possibilità di ridurla per i beni usati, ma mai sotto un anno. Le vecchie regole valgono ancora per i contratti conclusi fino al 31 dicembre 2021, le nuove dal 1° gennaio 2022.
Il ruolo di Bonino nella crisi della «mucca pazza» e nella riforma dei comitati scientifici
Negli stessi anni la Commissione dovette gestire le conseguenze dell’encefalopatia spongiforme bovina (BSE). La commissione d’inchiesta del Parlamento europeo aveva rilevato che le competenze sulla tutela della salute pubblica erano frammentate tra più direzioni generali. Il dossier BSE era stato di fatto avocato dalla DG VI, cioè l’Agricoltura.
Nel luglio 1997 la Commissione istituì otto comitati scientifici per la salute dei consumatori e la sicurezza alimentare, coordinati da un comitato direttivo. I 131 scienziati nominati furono selezionati tra oltre 1.126 candidature. La segreteria del comitato direttivo faceva capo alla DG XXIV, «Politica dei consumatori e tutela della salute», sotto la direzione di Bonino. Il Parlamento europeo accolse con favore l’ampliamento delle competenze della DG XXIV e ringraziò espressamente la commissaria per la collaborazione con la commissione temporanea.
Pesca: la «turbot war» con il Canada e lo stop alle spadare
Sul fronte della pesca, il primo banco di prova arrivò poche settimane dopo l’insediamento. Il 9 marzo 1995 le autorità canadesi abbordarono e sequestrarono il peschereccio spagnolo Estai, che pescava oltre il limite delle 200 miglia. Ottawa accusava le navi europee di pescare illegalmente oltre le quote l’ippoglosso nero (halibut di Groenlandia) nell’area regolata dalla NAFO, sui Grand Banks di Terranova. Bonino definì il sequestro un atto di «pirateria organizzata». La vertenza si chiuse con un accordo che introdusse tra l’altro degli osservatori a bordo sul 100% delle navi operanti nell’area regolamentata.
Durante il suo mandato arrivò anche lo stop alle spadare, con l’approvazione da parte del Consiglio del regolamento (CE) n. 1239/98 l’8 giugno 1998. La detenzione a bordo e l’uso di reti da posta derivanti più lunghe di 2,5 km erano vietati già dal 1992, ma il nuovo regolamento estese il divieto, dal 2002, a queste reti di qualsiasi dimensione, se usate per le specie elencate nell’allegato VIII del regolamento n. 894/97, tra cui tonno e pesce spada. Per i pescatori italiani il divieto ebbe un costo: nel 2002 fu istituita una misura di riconversione da 5 milioni di euro per proprietari ed equipaggi delle unità abilitate alle reti derivanti. Il rispetto del divieto rimase però carente, al punto che la Corte di giustizia europea ha condannato l’Italia nella causa C-249/08.
Bonino è stata anche ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee (2006-2008)
Nel secondo governo Prodi Bonino ebbe un doppio incarico: ministra del Commercio internazionale e ministra senza portafoglio per le Politiche europee, dal 18 maggio 2006 al 7 maggio 2008. Pochi mesi dopo l’insediamento, nel settembre 2006, accompagnò Prodi nella visita ufficiale in Cina. Secondo Radio Cina Internazionale, la delegazione contava circa 700 rappresentanti del mondo industriale e commerciale. Alla fiera di Canton delle piccole e medie imprese Bonino intervenne ai convegni organizzati dalla parte italiana.
Il dossier commerciale più rilevante fu quello delle calzature. Il 4 ottobre 2006 i rappresentanti dei governi Ue raggiunsero l’intesa sui dazi antidumping sulle calzature cinesi e vietnamite. Le misure sarebbero durate due anni anziché i cinque previsti in origine, con aliquote del 16,5% per la Cina e del 10% per il Vietnam al posto dei dazi provvisori del 19,4% e del 16,8%. A favore votarono i nove Paesi produttori, con l’Italia in prima fila. Il presidente di Smi-Ati Paolo Zegna riconobbe pubblicamente il lavoro del governo e in particolare della ministra.
Non mancarono le critiche. Alcuni sottolinearono come Bonino avesse negoziato attivamente la misura pur rappresentando l’anima più liberista della coalizione, e che quei dazi rischiavano di proteggere le inefficienze dei produttori più che punire un comportamento scorretto. Anni dopo, la Corte di giustizia Ue ha dichiarato parzialmente invalido il regolamento antidumping del 2006, accogliendo i ricorsi di Clarks e Puma.
La stessa impostazione tornò nel gennaio 2008, quando il commissario Ue al Commercio Peter Mandelson congelò la riforma delle regole antidumping dopo le proteste di diversi Stati, Italia compresa. Bonino definì «giusta» la pausa di riflessione e ribadì che liberalizzazione degli scambi e internazionalizzazione delle imprese erano compatibili con una tutela misurata contro la concorrenza sleale.
Il calo delle procedure d’infrazione
Sul versante europeo, il dato più misurabile riguarda le procedure d’infrazione aperte da Bruxelles contro l’Italia. Al 31 maggio 2006 erano 275, di cui 206 per violazione del diritto comunitario e 69 per mancato recepimento di direttive. A dicembre 2007 erano scese a 198, un minimo storico sotto la soglia delle 200. Sotto la sua guida divenne operativo il Comitato interministeriale per gli affari comunitari europei (CIACE), istituito nel 2005, e fu realizzato EUR-Infra, l’archivio informatico nazionale delle procedure di infrazione.
Bonino è stata poi ministra degli Affari esteri nel governo Letta dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014. In quel periodo firmò con altri ministri il decreto «Destinazione Italia», che prevedeva tra l’altro il rifinanziamento dell’attività promozionale dell’ICE con 22 milioni di euro per il 2014. Presentando il piano, sostenne che «attrarre investimenti non è la stessa cosa di aiutare l’export» e annunciò il potenziamento della rete diplomatica in mercati come la Cina. Alle grandi imprese italiane chiese di coinvolgere anche le PMI nelle missioni all’estero.
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